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Radio e Social: intervista a Federico Russo

 

Federico Russo è uno degli speaker radiofonici di punta di Radio Deejay. Nel suo curriculum spiccano importanti esperienze come presentatore televisivo sia per la Rai che per le emittenti private. A Napier Academy ha raccontato il suo modo di vedere i social nel mondo della radio.

 

Chi è Federico Russo?

Federico Russo è un ragazzo di Firenze che adesso lavora in radio e ogni tanto in televisione, quando glielo fanno fare. Purtroppo è un calciatore fallito: avrebbe voluto giocare in serie A, possibilmente con la maglia Viola, però, per una serie di infortuni (come si dice in questi casi), ha dovuto cambiare prospettive. Ha quindi iniziato a fare radio nella sua città per poi prendere il fagotto, diventare un migrante e arrivare a Milano per cercare fortuna. In questo momento si sta divertendo qui, dietro ai microfoni di Radio Deejay.

 

Cosa pensi dei social network? C'è differenza fra l'utilizzo come personaggio pubblico e come privato?

I social network sono un mezzo che mi affascina moltissimo. Credo che esista una differenza di fondo fra l'utilizzo che ne può fare un personaggio pubblico rispetto a una persona qualunque, ma, secondo me, non è poi così marcata. Si tratta semplicemente dello scopo: penso che per molti che fanno il mio mestiere - o che comunque lavorano in TV, cinema o sono personaggi noti in generale - i social network siano una parte del proprio lavoro.

 

Sui social sei molto seguito: qual è il rapporto con i tuoi fan? Ti è mai capitato di essere vittima degli haters? Hai un aneddoto da raccontarci?

Per quanto riguarda il mio rapporto con i Social: quando posso, io rispondo e interagisco con i commenti che mi lasciano sotto le foto o i post che faccio. Ovviamente ci sono i commenti belli e i commenti brutti. Gli haters ce li abbiamo tutti. In realtà, a volte le cose succedono abbastanza involontariamente: qualcuno ti vuole scrivere qualcosa di carino, ma poi il suo commento ha delle conseguenze impreviste. Di recente una ragazza sotto un post mi ha scritto: "Certo Fede, fartela con le madri dei concorrenti dei talent... eh, insomma." Io ho letto il commento, ma non gli ho dato troppo peso. Sfortunatamente lo ha letto, per sbaglio, anche la mia ragazza e io ho passato una mattinata che veramente non vi auguro. Ovviamente non sapevo come spiegarmi e allora ho scritto all'autrice del commento per capire da dove venisse fuori questa storia.

 

E poi?

Ecco svelato l'arcano: la ragazza aveva visto uno sketch dello spettacolo di Panariello, Conti e Pieraccioni in cui io, in una clip registrata, interpreto l'inviato del talent fittizio "Montale e quale show" e finisco con l'appartarmi con una delle madri dei concorrenti. Quindi, lì per lì, poteva sembrare che io me la facessi con le mamme dei concorrenti di the Voice. Alla fine abbiamo chiarito, ma sono incidenti che possono capitare tra i tanti commenti che uno riceve.

 

La tua esperienza lavorativa inizia coi media tradizionali che sono oggi in continua evoluzione. Com'è lavorare in radio e in Tv ai tempi del web?

È sicuramente molto più facile, sopratutto se lavori a programmi di intrattenimento in diretta in cui la parola della gente che ti ascolta è importante. Lo scambio che hai senza filtri col pubblico in radio è fratello del mondo social. Io ho fatto in tempo a lavorare nelle radio quando ancora si ricevevano i fax. I più veterani, infatti, ancora oggi dicono: "adesso possiamo fare un intervento dove leggiamo qualche fax", riferendosi agli SMS o ai messaggi Whatsapp. Nella radio locale in cui ho iniziato a lavorare, nel 2001, avevamo i primissimi telefonini - quelli che sembravano walkie talkie - e ci capitava di leggere sia i fax che i primi SMS in diretta radio. Oggi è molto più facile comunicare. Tramite social il contatto è più diretto e anch'io posso scrivere a Kanye West o a Lady Gaga in questo momento.

 

C'è qualche personaggio pubblico che secondo te fa un uso sapiente dei Social?

Sinceramente, non saprei farti una lista o una personale classifica. La cosa bella è che ognuno ha il suo stile e il suo modo di utilizzare i social. A me adesso viene in mente Tommaso Paradiso, musicista, cantautore e mio amico. Anche se può sembrare strano, il selfie allo specchio come lo fa lui, nel mondo che crea sui social e nelle cose che racconta è ben contestualizzato. On-line tu dai un'immagine. Quello che sei sono le canzoni che scrivi, i libri che pubblichi, quello che pensi o, come nel mio caso, le cose che dici in onda. I social non sono la tua vita, sono un gioco: la gente vuole vedere i cavoli tuoi e i cavoli tuoi li vede attraverso le foto che posti su Internet e non quando apre un giornale e vede il personaggio famoso tutto patinato che fa una campagna pubblicitaria.

 

Puoi dare un consiglio a chi opera nel settore della radio e della comunicazione?

Il consiglio che posso dare, soprattutto a chi vuole fare questo lavoro, è quello di impararlo: questo è un mestiere a tutti gli effetti e va imparato come tutti gli altri. Soprattutto con la pratica più che con la teoria. Oggi esistono tantissime piccole web radio che ti permettono di andare in onda. Magari all'inizio ti ascoltano solo cento persone e non cento mila, però si inizia così e, sopratutto, crei del materiale che puoi portare come provino da qualsiasi parte.